Semiotica e Percezione

Semiotica e Percezione

Abstract

Francesco Mazzucchelli
(Università di Bologna)

CANTIERI DELLA MEMORIA. Trasformazioni urbane e strategie di autorappresentazione nelle città della ex-Jugoslavia: un confronto tra Belgrado, Sarajevo, Mostar e Dubrovnik

I problemi sollevati dalla gestione delle fasi di post-conflitto hanno acquistato, negli ultimi tempi, sempre più importanza, anche a causa dell’intensificarsi e del moltiplicarsi, dalla fine della guerra fredda, di nuovi focolai e situazioni belliche a dimensione locale ma di interesse globale. All’interno dell’ampio spettro di questioni, operative e non, che ricadono sotto la generica etichetta di “postconflitto”, tra i problemi che più spesso attirano l’attenzione non solo di politici e operatori del settore ma anche di specialisti e studiosi di varia provenienza, i più pressanti – anche a causa del loro carattere di urgenza – sono quasi sempre quelli legati alla ricostruzione e alla riparazione dei danni alle infrastrutture e al patrimonio (sia quello storico-architettonico e culturale, che quello edilizio in genere) subiti dai paesi in guerra. Il mio intervento – che prende le mosse da una ricerca più ampia ancora in corso – tenterà di mostrare come molte delle problematiche legate alle ricostruzioni urbane, alle ristrutturazioni del patrimonio edilizio e agli interventi di restauro in situazioni postbelliche siano utilmente inquadrabili anche all’interno della prospettiva di una semiotica delle culture. Gli interventi di ricostruzione, restauro e demolizione (in generale, ma in misura maggiore in situazioni postbelliche) chiamano, infatti, in causa processi culturali di costruzione di memorie e identità collettive. Le ricostruzioni e ancor più i restauri del patrimonio danneggiato, così come l’edificazione di memoriali o monumenti diventano, secondo questa prospettiva, tutte pratiche di scrittura e di produzione di memoria, che agiscono su quei “testi palinsestuali” che sono le città. A partire dall’illustrazione dei risultati di una ricerca “sul campo” svoltasi tra i mesi di marzo e maggio 2008 in alcune città della ex Jugoslavia, si proverà ad illustrare la pertinenza di un’analisi semiotica che prenda come proprio oggetto di studio il rapporto tra identità collettive e “luoghi della memoria” (per ricorrere all’efficace espressione di Pierre Nora) in contesti postbellici. Gli oggetti d’analisi riguarderanno le recenti trasformazioni urbane che hanno interessato Belgrado, Sarajevo, Mostar e Dubrovnik e approfondiranno alcuni casi, considerati “esemplari”, di trasformazione di luoghi – e delle pratiche di fruizione che li riguardano – in tali città. Le analisi dei casi citati introdurranno la discussione di alcuni dei problemi, teorici e metodologici, che un’analisi di questo tipo sollecita. Si proverà dunque, da una parte, a testare la strumentazione teorica di una semiotica dei luoghi (ancora a venire), pensata come lo sviluppo naturale di una semiotica della spazialità ma maggiormente rivolta alla taglia antropologica dell’oggetto spaziale; dall’altra, a valutare i protocolli di raccolta dei dati e le metodologie di costruzione dell’oggetto d’analisi (entrambi momenti centrali, data la natura sincretica e “diffusa” di un oggetto così sfuggente e suscettibile di numerose definizioni quale può essere un “luogo”). Due aspetti, dunque: uno più teorico, attraverso cui si proporrà una definizione capace di svincolare il “luogo” dall’accezione di mero “supporto” che prevede determinate pratiche di fruizione, ma che lo inquadra piuttosto come un autentico “processo spaziale” in cui confluiscono e si traducono processi di costruzione delle identità collettive e in definitiva delle memorie di una società; uno più operativo, vertente sui problemi di costruzione del corpus (e sulla opportunità di considerare corpus anche eterogenei, contraddicendo la normale prassi d’analisi) e sulla necessità di dialogo con altre discipline vicine, come l’etnografia e la geografia culturale.

The building of memory. Urban transformations and auto-representation strategies in the cities of ex-Jugoslavia. A comparison between Belgrade, Sarajevo, Mostar and Dubrovnik.

In the last years, the management of post-conflict periods has become a significant issue, due to the increasing number of conflicts with a local dimension but a global relevance. Among the various questions concerning post-conflict situations, one of the most important relates to the reconstruction and the restoration of war damages, process that encompasses not only the infrastructures but also the heritage of the country (the cultural and architectural heritage as well as the existent building stock). Starting from such preliminary remarks, I would like to discuss some questions concerning architectural and urban reconstruction in post-war periods. My thesis is that reconstruction, restoration and demolition plans and works significantly deal with social and cultural processes of construction of collective identities and memories and that urban reconstruction and restoration (as well as the building of monuments and memorials) can be seen as a practice of “collective memory writing”, a way to reinterpret, to manipulate, to influence the memory of past events. For these reasons, I believe that the process of urban planning and reconstruction can be effectively studied under the point of view of both a semiotics of culture (Lotman) and a semiotics of space (Greimas). Combining the two mentioned perspective I will try to illustrate how semiotics can study the relationship between collective memories and the so-called “lieux de la memoire” (Pierre Nora) in post-war situations. In this paper I will show some examples from a “field research” carried out in Serbia, Bosnia and Herzegovina and Croatia from March to June 2008. Applying a semiotic approach, I will analyse the recent urban transformations occurred in Belgrade, Sarajevo, Mostar and Dubrovnik after the end of the ’90 conflicts. In particular, I will focus on the changing in the morphologies of some urban landmarks but I also will try to point out the way those places are perceived, experienced and interpreted by citizens and communities. This analysis will give the chance to show the different attitude of these cities toward their past and the changes in collective memory. Through the analysis, I will try to discuss some methodological and theoretical problems of semiotics. On one side, I will test some methodological tools of a semiotics of places, to be intended as the natural continuation of a semiotic of space, but more focused to the anthropological dimension of the analysis object; on the other side, I will explain and discuss the procedures of data-gathering (that can be problematical for semiotics in this case, because of the “syncretic” nature of the object of study) and then the possibility of a interdisciplinary dialogue with close disciplines such as ethnography or cultural geography.